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I Tomâts

Associazione i Mascarârs di Tarcint

Questo gruppo di volontari è il cuore pulsante della tradizione. Organizzano simposi di intaglio (spesso intorno all’Epifania) dove è possibile vedere le maschere nascere in diretta sotto i colpi di scalpello. 

www.tomats.org

Info
Associazione i Mascarârs di Tarcint

Questo gruppo di volontari è il cuore pulsante della tradizione. Organizzano simposi di intaglio (spesso intorno all’Epifania) dove è possibile vedere le maschere nascere in diretta sotto i colpi di scalpello. 

www.tomats.org

Se il Carnevale veneziano è seta e mistero, quello di Tarcento è legno, sudore e satira graffiante. Qui, lungo le sponde del Torre, la tradizione non si indossa semplicemente: si scolpisce. Protagonisti assoluti sono i Tomâts, le maschere lignee che da oltre un secolo rappresentano l’identità profonda di questa terra friulana.


Storia e Dialetto
Il termine Tomât affonda le radici già dal Duecento, indicando genericamente la maschera facciale. Tuttavia, la tradizione come la conosciamo oggi si è consolidata tra le due guerre mondiali, legandosi a una civiltà rurale che, finita l’Epifania e spenti i fuochi dei pignarûl, celebrava il Carnevale come momento di libertà e rovesciamento sociale.


L’Arte del Mascheraro
Creare un Tomât richiede pazienza. I Mascarârs (gli artigiani locali), utilizzano legni teneri e profumati, prediligendo il cirmolo (pino cembro) o il tiglio per la loro lavorabilità e resistenza alle fessurazioni.


La Scelta
Il pezzo di legno deve essere privo di nodi per permettere colpi di sgorbia netti.


L’Intaglio
Con maestria, il mascheraro scava i tratti: nasi adunchi, rughe profonde e sorrisi grotteschi che richiamano i personaggi della vita di borgo.


La Finitura
Alcune maschere mantengono il colore naturale del legno, altre vengono dipinte con colori vivaci per accentuare l’espressività teatrale.


Tomâts e Strîts
Indossare un Tomât significa diventare un altro. Durante i giorni di festa, i figuranti mettono in scena gli Strîts: brevi scenette satiriche recitate nelle osterie e nelle piazze. Sotto la protezione del volto di legno, i paesani possono canzonare i potenti, le autorità locali o commentare i fatti salienti dell’anno trascorso senza timore di ritorsioni, mantenendo viva una funzione sociale tipica dei carnevali.


Cjase dai Tomâts
Un tempio dell’identità locale, dove sono esposti esemplari storici e manufatti che mostrano l’evoluzione stilistica dei mascherai.


Patrimonio da Salvare
I Tomâts sono un patrimonio culturale che l’amministrazione regionale e locale protegge attivamente per evitare che la sapienza dei vecchi maestri vada perduta. Visitare Tarcento durante il Carnevale significa immergersi in una “stagione creativa” dove nuove leve di intagliatori portano avanti una tecnica millenaria, rendendo ogni maschera un pezzo unico e irripetibile.

Associazione i Mascarârs di Tarcint è il cuore pulsante della tradizione. 

Organizzano simposi di intaglio (spesso intorno all’Epifania) dove è possibile vedere le maschere nascere in diretta sotto i colpi di scalpello. 

tomats.org

Miti e Verità dei Tomâts

In ogni colpo di sgorbia dei mascherai tarcentini risuona un’eredità di storie sussurrate: verità che affondano le radici nel passato misterioso del Friuli.

Il Respiro nel Legno

Si narra che le maschere più antiche fossero “gusci” pronti a ospitare gli spiriti della natura.

Secondo la tradizione, il mascheraro doveva scegliere il legno di cirmolo o tiglio rispettando le fasi lunari: solo così la maschera avrebbe potuto “respirare” e proteggere chi la indossava, rendendolo invisibile agli occhi degli spiriti maligni che vagano per il paese nei giorni di Carnevale.

L’Eclissi dell’Identità

Il Tomât ha il potere di trasformare l’anima. Si racconta che se un figurante indossa la maschera con cattive intenzioni o per troppo tempo oltre il Martedì Grasso, il volto di legno possa “aderire” alla pelle, rendendo il travestimento permanente.

È un monito antico sul rispetto dei tempi rituali e sulla sacralità del rovesciamento sociale che il Carnevale rappresenta.

I Custodi delle 7 Colline

A Tarcento, le maschere sono associate ai “Guardiani dei Borghi”. Si racconta che ogni frazione avesse un proprio Tomât protettore, scolpito con le sembianze di un antenato o di una creatura del bosco.

Durante le sfilate, l’incontro tra maschere di borghi diversi diventava un rito per garantire la fertilità dei campi e la concordia tra le comunità per l’anno a venire

La Satira come Esorcismo

Più che una leggenda, una convinzione radicata: il Tomât ha il potere di “dire il vero”.

Indossando queste maschere grottesche, i contadini potevano esorcizzare le sventure e le ingiustizie subite durante l’anno.

La maschera fungeva da scudo magico: le parole pronunciate sotto il legno non appartenevano all’uomo, ma allo spirito del Carnevale, rendendo la satira immune da ogni punizione terrena.

“Il legno non dimentica ciò che l’uomo ha smarrito. Vieni a Tarcento, ma ricordata: non siamo noi a scegliere la maschera, è la maschera che attende il momento di svelare la tua vera anima.