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Diga di Crosis

Diga di Crosis
Sbarramento ad arco-gravità parabolico, la prima diga al mondo con doppio arco parabolico a superficie convessa a monte.

Costruita tra il 1898 e il 1900 su progetto di Arturo Malignani, è alta 38,80 metri, con uno sviluppo in cresta di 60 metri e uno spessore che passa dai 18 metri alla base ai 5,25 metri in cima.

Il bacino artificiale ha una capacità di circa 20.000 metri cubi.

Il salto idraulico sfruttato per la produzione di energia è di circa 44 metri, per una potenza installata di 0,9 megawatt.

Info
Diga di Crosis
Sbarramento ad arco-gravità parabolico, la prima diga al mondo con doppio arco parabolico a superficie convessa a monte.

Costruita tra il 1898 e il 1900 su progetto di Arturo Malignani, è alta 38,80 metri, con uno sviluppo in cresta di 60 metri e uno spessore che passa dai 18 metri alla base ai 5,25 metri in cima.

Il bacino artificiale ha una capacità di circa 20.000 metri cubi.

Il salto idraulico sfruttato per la produzione di energia è di circa 44 metri, per una potenza installata di 0,9 megawatt.

Siamo tra il 1900 e il 1902, in un Friuli che si sta trasformando da rurale a industriale, con una crescente domanda di energia elettrica. È in questo contesto che Arturo Malignani, inventore, imprenditore, visionario, decide di fare qualcosa di mai tentato prima in Italia: imbrigliare il Torre. Lo sbarramento viene realizzato tra due speroni rocciosi nella gola del torrente, alto 38 metri. I giornali locali dell’epoca definirono la costruzione “ardita”.


L’itinerario disegna un anello collinare semplice che alterna stradine e sentieri a mezza costa, sfiora il Castellaccio e alcune borgate, attraversa castagneti e prati e apre scorci sulla valle del Torre e sulla catena dei Musi. In poche ore restituisce l’immagine completa di Tarcento: il fondovalle, le colline coltivate e i boschi che salgono verso le Prealpi Giulie.


Il percorso
Dalle spalle di Villa Pontoni si imbocca la via che sale tra due alte mura in direzione di Villa Angeli. La strada prosegue come via Riviera, correndo sotto l’altura del Castellaccio, la torre diruta che sovrasta Tarcento.

Più avanti l’asfalto si restringe e lascia spazio a un sentiero che taglia il versante in quota. Si entra in una fascia di vigne e frutteti esposti al sole, i ronchi che danno nome al percorso. Il tracciato continua tra campi, filari e case sparse, prima di rientrare nel bosco e risalire verso il crinale.

Dal punto più alto il Troi dal Soreli inizia la discesa: attraversa castagneti e prati con belle visuali sulla valle e sui Musi, scende fino a un piccolo guado con due rii da attraversare e raggiunge la zona di Bulfons. Da qui, tra strade secondarie e tracce campestri, si torna verso Tarcento chiudendo l’anello nei pressi di Villa Angeli e di Villa Pontoni.

Interamente rivestita in pietra locale, si mimetizza nella forra del Torre fino quasi a scomparire.

È sopravvissuta intatta a due guerre mondiali e al terremoto del 1976.

Unica al mondo
È la prima diga al mondo a doppio arco parabolico con superficie convessa a monte. Una soluzione ingegneristica straordinaria per l’epoca, che Malignani rese ancora più speciale con una scelta insolita: optò per rivestirla in pietra locale, volendola integrare il più possibile nell’ambiente naturale circostante. Scompare nel paesaggio, sembra quasi farne parte, assumendo un aspetto quasi magico.
Secondo Carlo Semenza, è la diga ad arco più vecchia d’Italia.


L’idea che c’era dietro
L’obiettivo originario di Malignani era fornire energia elettrica alla linea tramviaria che collegava Tarcento con Udine. Il progetto cambiò strada mentre era ancora in costruzione, la diga fu venduta al cascamificio di Bulfons, che all’epoca aveva una realtà industriale in forte crescita. Ancora oggi la manifattura continua la sua attività con la produzione di filato di seta di prima qualità destinato alle grandi realtà della moda italiana.


Cent’anni e non sentirli
La diga di Crosis è sopravvissuta a entrambe le Guerre Mondiali senza riportare alcun danno. Ancora più straordinaria è stata la sua resistenza al devastante terremoto del maggio 1976, che rase al suolo buona parte del Friuli. La diga era ancora lì, intatta.
Oggi entrambe le centraline idroelettriche — quella di Crosis e quella di Vedronza, ristrutturata tra il 2018 e il 2020 — funzionano e garantiscono energia green.