Villa Moretti
Località
Colle di Coia, Tarcento (UD).
Accesso
Il parco è fruibile come area verde; la villa segue aperture legate a eventi specifici.
Contesto
Residenza del primo Novecento nata in chiave neogotica e rielaborata in senso Liberty dai Berlam: un capitolo molto leggibile della Tarcento “Perla del Friuli”, tra architettura, paesaggio e vita pubblica.
Info
Località
Colle di Coia, Tarcento (UD).
Accesso
Il parco è fruibile come area verde; la villa segue aperture legate a eventi specifici.
Contesto
Residenza del primo Novecento nata in chiave neogotica e rielaborata in senso Liberty dai Berlam: un capitolo molto leggibile della Tarcento “Perla del Friuli”, tra architettura, paesaggio e vita pubblica.
Colle di Coia, Tarcento (UD).
Accesso
Il parco è fruibile come area verde; la villa segue aperture legate a eventi specifici.
Contesto
Residenza del primo Novecento nata in chiave neogotica e rielaborata in senso Liberty dai Berlam: un capitolo molto leggibile della Tarcento “Perla del Friuli”, tra architettura, paesaggio e vita pubblica.
Un simbolo di Tarcento. Villa Moretti sta a mezzacosta del colle di Coia, in posizione dominante sul paese: una presenza scenografica, pensata per farsi vedere e per guardare. Nasce per volontà di Luigi Moretti su progetto dell’architetto Vandone (Torino), tra 1897 e 1900, e viene costruita nel 1904.
L’impianto originario ha un carattere neogotico “castellano”, con torri e merlature. Tra 1919 e 1922 Ruggero e Arduino Berlam (Trieste) intervengono sulla villa per rifare la copertura e ne orientano l’immagine verso un gusto più Liberty, lavorando su legno, pietra e stucco con particolare attenzione alle maestranze locali.
Un ulteriore ammodernamento arriva nel 1952, attribuito al progetto dell’architetto Pietro Zanini. Nel 1976 il sisma la danneggia; dopo anni di restauri la villa rientra nell’uso pubblico.
Architettura
Villa Moretti è un edificio “da rappresentanza”, con un impianto tripartito: grande salone centrale e scala nobile, sale laterali replicate sui livelli superiori. La facciata lavora per simmetrie e per dettagli: aperture regolari, cornici, decorazioni geometriche e floreali; in alto resta leggibile la corona merlata reinterpretata dopo gli interventi del primo Novecento.
Sul fronte a sud compaiono le logge su due ordini: archi al piano terra e un livello superiore in legno, soluzione tipica di un eclettismo che qui dialoga con il Liberty.
Un ulteriore ammodernamento arriva nel 1952, attribuito al progetto dell’architetto Pietro Zanini. Nel 1976 il sisma la danneggia; dopo anni di restauri la villa rientra nell’uso pubblico.
Architettura
Villa Moretti è un edificio “da rappresentanza”, con un impianto tripartito: grande salone centrale e scala nobile, sale laterali replicate sui livelli superiori. La facciata lavora per simmetrie e per dettagli: aperture regolari, cornici, decorazioni geometriche e floreali; in alto resta leggibile la corona merlata reinterpretata dopo gli interventi del primo Novecento.
Sul fronte a sud compaiono le logge su due ordini: archi al piano terra e un livello superiore in legno, soluzione tipica di un eclettismo che qui dialoga con il Liberty.
Viale Matteotti: quando la passeggiata prende ritmo
Arrivi su viale Matteotti e cambia il passo: tigli, facciate in sequenza, distanza giusta tra strada e case. Questo è il tratto più “camminabile” e più coerente: il posto perfetto per vedere come, in pochi anni, l’architettura passa da decorazione a pulizia.
Questo itinerario racconta Tarcento in un modo che spesso si salta: non la valle, non i sentieri, non i borghi in quota. Racconta il momento in cui Tarcento si è data un volto urbano elegante, tra fiume e viali, e lo ha fatto con architetture che ancora oggi si lasciano leggere camminando.
Arrivi su viale Matteotti e cambia il passo: tigli, facciate in sequenza, distanza giusta tra strada e case. Questo è il tratto più “camminabile” e più coerente: il posto perfetto per vedere come, in pochi anni, l’architettura passa da decorazione a pulizia.
Questo itinerario racconta Tarcento in un modo che spesso si salta: non la valle, non i sentieri, non i borghi in quota. Racconta il momento in cui Tarcento si è data un volto urbano elegante, tra fiume e viali, e lo ha fatto con architetture che ancora oggi si lasciano leggere camminando.