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Tarcento

Preistoria – età romana Tracce di insediamenti antichi tra Zomeais, Volpins, Collalto. 1126 Prima citazione di Tarcento, feudo con due castelli. 1420–1511 Venezia, rivolta delle joibe grasse e terremoto. XVI–XVIII secolo I Frangipane scendono a valle e plasmano il centro storico. Fine ’800 – inizi ’900 Filande, opifici, diga di Crosis: boom industriale e demografico. Primi ’900 Viali, ville Liberty, mercati: Tarcento diventa “Perla del Friuli”. 1914–1945 Due guerre mondiali, crisi, occupazioni, lenta ripresa. Anni ’50–’60 Nuovo sviluppo economico e sociale; fine del tram bianco. 1976 Terremoto del Friuli, forti danni al territorio. Ricostruzione Restauri, nuove architetture, Tarcento assume il volto di ogg
Cronistoria
Preistoria – età romana Tracce di insediamenti antichi tra Zomeais, Volpins, Collalto.

1126 Prima citazione di Tarcento, feudo con due castelli.

1420–1511 Venezia, rivolta delle joibe grasse e terremoto.

XVI–XVIII secolo I Frangipane scendono a valle e plasmano il centro storico.

Fine ’800 – inizi ’900 Filande, opifici, diga di Crosis: boom industriale e demografico.

Primi ’900 Viali, ville Liberty, mercati: Tarcento diventa “Perla del Friuli”.

1914–1945 Due guerre mondiali, crisi, occupazioni, lenta ripresa.

Anni ’50–’60 Nuovo sviluppo economico e sociale; fine del tram bianco.

1976 Terremoto del Friuli, forti danni al territorio.

Ricostruzione Restauri, nuove architetture, Tarcento assume il volto di oggi.

La storia di Tarcento affonda ben prima dei documenti. Tracce paleolitiche, insediamenti preistorici, celtici e romani raccontano un territorio abitato da millenni, in posizione strategica tra Gemona e Cividale. In area tarcentina – Zomeais, Volpins, Collalto – affiorano mosaici, monete, laterizi: indizi di ville e presidi rurali romani. La prima citazione ufficiale arriva nel 1126. Il territorio è feudo dei Machland e dominato da due castelli: quello di San Lorenzo (Superiore), poi scomparso, e il castello Inferiore di Coia, il futuro Cjiscjelat, di cui resta oggi solo l’angolo del torrione.


Ai Machland seguono i Caporiacco e poi Artico di Castel Porpetto, in un’epoca segnata da giurisdizioni forti e conflitti tra casati, con tasse, devastazioni e servizio militare che gravano sulla popolazione. Nel 1420 Tarcento passa sotto Venezia; il malcontento contadino esplode nella rivolta del giovedì grasso del 1511, le “joibe grasse”, mentre un violento terremoto colpisce il Friuli.

Con castelli lesionati da rivolta e sisma, i di Castello, ormai Frangipane, scelgono di scendere a valle: nascono il palazzo di Villa Pontoni (il Palazat), palazzo Frangipane, casa Cristofoli e il grande edificio poi sede di Pretura e carceri, demolito dopo il terremoto del 1976. Tra Sei e Settecento prende forma la Tarcento che oggi riconosciamo nel centro storico.

A fine Settecento arrivano le truppe napoleoniche, poi il dominio austriaco, che restituisce centralità al paese. Nel 1866 Tarcento entra nel Regno d’Italia come capoluogo mandamentale; il territorio comunale non comprende ancora molte frazioni attuali, ma si consolida la vocazione commerciale, favorita dalla posizione tra Val Torre e area del Cornappo.

Tra fine Ottocento e inizio Novecento arriva la svolta industriale. La diga di Crosis, voluta da Arturo Malignani, porta energia elettrica; accanto alle filande dei cascami di seta sorgono opifici, distillerie, tipografie, officine, fornaci. L’energia richiama artigiani specializzati e spinge un forte aumento di popolazione: nel 1914 Tarcento rivaleggia per numero di abitanti con i maggiori centri friulani.

All’inizio del Novecento la cittadina vive la sua Belle Époque: viali ampi, giardini pubblici, ville liberty, mercati, alberghi, locali. In questi anni nasce il soprannome “Perla del Friuli”. Attorno a imprenditori come Luigi Armellini e Giovanni Boldi passano figure come Ippolito Nievo, Arturo Malignani, Giovanni e Olinto Marinelli, il chimico Angelo Angeli; da queste relazioni nascono l’acquedotto, la diga di Crosis, la centrale di Vedronza, lo stabilimento di Bulfons, il tram bianco.

La Prima Guerra Mondiale interrompe questa crescita. Povertà, profughi, danni alle strutture produttive segnano Tarcento, che resta comunque nodo logistico importante. Negli anni Venti la città torna a vivere: cinema, concerti, sport, il campo da calcio della Tarcentina, la tranvia Udine–Tarcento inaugurata nel 1927, la prima Epifania friulana con il Pignarûl Grant di Coia nel 1928. Poi arrivano il regime, la Seconda Guerra Mondiale, l’occupazione tedesca e la presenza delle truppe cosacche, con un’altra stagione difficile per la valle.

Il secondo dopoguerra riporta Tarcento a una nuova normalità: crescita demografica, ripresa industriale, sviluppo dell’auto che manda in pensione il tram bianco nel 1957, riorganizzazione della vita sociale ed economica.

Il 6 maggio 1976 il terremoto di magnitudo 6.5 ferisce di nuovo il paese. I danni sono gravissimi, ma la ricostruzione – tra tendopoli, prefabbricati, cantieri – ridisegna parti del centro, recupera chiese ed edifici storici, aggiorna infrastrutture e servizi. La Tarcento di oggi nasce da questa stratificazione: castelli scomparsi, palazzi nobiliari, filande, case operaie, architetture contemporanee.


Torre, colline e Prealpi

Adagiata sulle pendici dei monti Chiampeon, Stella e Bernadia, Tarcento sta esattamente dove l’alta Val Torre incontra la fascia pedemontana delle Prealpi Giulie. In pochi chilometri cambiano altitudini, luce e orizzonte: il fondovalle del Torre, le colline moreniche di Segnacco e Loneriacco, i versanti boscosi che salgono verso Stella, Useunt e Bernadia.

Su circa 35 chilometri quadrati si concentra una notevole varietà di paesaggi: forre, terrazzi, vigne, prati, castagneti, boschi fitti, linee di crinale. Questa ricchezza naturale cammina insieme a un patrimonio storico e architettonico che si legge nei palazzi e nei borghi distribuiti lungo la valle.

La passeggiata lungo il torrente introduce al cuore della conca tarcentina e accompagna lo sguardo verso le Prealpi Giulie. I versanti di Stella e Useunt aprono la porta all’alta valle, mentre le colline moreniche portano verso la pianura. Corsi d’acqua minori, come il rio Zimor, e una rete fitta di sentieri, piste forestali e strade bianche rendono il territorio adatto a escursionisti di tutte le età. La pista ciclabile di circa 5 km si innesta sulla FVG-3, il tracciato che collega Gemona, Tarcento e Cividale fino a Caporetto, inserendo la conca nei grandi percorsi cicloturistici regionali.


Ville, borghi, fortezze

Dentro questo paesaggio si inserisce un sistema di architetture che racconta secoli di storia. Nel centro emergono Palazzo Frangipane, il Cjiscjelat (resto del castello inferiore di Coia), la Sala Margherita, Villa Moretti, Villa Angeli, Villa De Rubeis e altre residenze che hanno segnato la stagione della villeggiatura e della “Perla del Friuli”.

Verso monte, il Forte Bernadia domina la Val Torre e custodisce la memoria militare del Novecento. Poco distante, l’antico borgo medievale di Villafredda conserva un impianto raccolto e scenografico, con case in pietra affacciate su corti e vicoli. Alberghi, B&B, agriturismi e ospitalità diffusa permettono di fermarsi, esplorare e ripartire con calma.


Tradizioni

Tarcento è anche un territorio di riti e feste che scandiscono l’anno. In inverno l’Epifania friulana accende i pignarûi della conca, con il Pignarûl Grant di Coia e il Vecchio Venerando che interpreta il fumo del falò; intorno, il Premio Epifania valorizza figure di riferimento del Friuli.