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Santa Eufemia

Località
Segnacco, frazione di Tarcento (UD).
Chiesa isolata su un colle sopra l’abitato.

Accesso
Arrivo in auto fino a Segnacco e breve salita a piedi verso il colle della chiesa (ultimo tratto su percorso pedonale).

Contesto
Chiesetta collinare di origine medievale, legata alla rete di piccoli edifici devozionali del Friuli del Torre, con affreschi cinquecenteschi e stratificazioni architettoniche visibili.

Aperture
L’apertura non è continuativa. Fare riferimento alle comunicazioni della parrocchia.

Info
Località
Segnacco, frazione di Tarcento (UD). Chiesa isolata su un colle sopra l’abitato.

Accesso
Arrivo in auto fino a Segnacco e breve salita a piedi verso il colle della chiesa (ultimo tratto su percorso pedonale).

Contesto
Chiesetta collinare di origine medievale, legata alla rete di piccoli edifici devozionali del Friuli del Torre, con affreschi cinquecenteschi e stratificazioni architettoniche visibili.

Aperture
L’apertura non è continuativa. Fare riferimento alle comunicazioni della parrocchia.

Sant’Eufemia sorge su un colle sopra Segnacco. Una salita breve e poi una chiesa campestre con pochi elementi essenziali. L’edificio nasce in età medievale e porta ancora addosso le sue date, incise nella pietra.

Storia
Chiesetta dedicata a Sant’Eufemia risulta presente prima dell’XI secolo; l’attuale costruzione è del XIV secolo ed è stata consacrata nel 1356. Sul lato sud, sopra una finestra, una pietra riporta la data 1347. Nel XVI secolo arrivano ampliamenti importanti: presbiterio e navata laterale; sul portale compare la data 1510 e su un capitello interno si legge 1536.


Architettura esterna
Il primo colpo d’occhio è il portico addossato alla facciata, con archi ogivali e un profilo semplice, da chiesa di collina. In alto si nota il campanile a vela con bifora, attribuito alla sistemazione del XVII secolo.


Interno
L’aula è raccolta, la copertura con travatura lignea è a vista, una piccola navata laterale, presbiterio quadrato con volta a crociera e sacrestia sul fianco.


Affreschi e dettagli
Sant’Eufemia conserva affreschi attribuiti a Gian Paolo Thanner, attivo nel Friuli collinare lungo l’asse del Torre. Sull’arco trionfale spicca la Madonna in trono con Bambino tra santi, datata 1512 da un’iscrizione. Sul portale si concentra un piccolo programma simbolico: il cristogramma IHS inserito in un sole raggiante (segno eucaristico e identitario della devozione tardo-medievale, poi molto diffuso in età moderna), e sugli stipiti la coppia sole/luna, emblema cosmico che richiama il tempo liturgico e la dimensione universale della salvezza. Le incisioni minute alla base — motivi e piccole figure — funzionano come margine “popolare” del linguaggio ufficiale: dettagli da scalpellino, tra decorazione e funzione apotropaica.


La statua di Sant’Eufemia
La chiesa custodiva una statua lignea trecentesca di Sant’Eufemia: oggi l’originale è conservato al Museo Diocesano di Udine, con datazione attorno al 1350. In chiesa è presente una copia.

Accanto alla chiesa di Sant’Eufemia, il colle conserva un piccolo parco storico che lavora come una “cornice” del luogo: pendenza dolce, alberature che guidano lo sguardo, spazi di sosta che trasformano la salita in una tappa vera, non solo in un arrivo. Nei percorsi pedonali dedicati al colle viene indicato proprio come Parco della Rimembranza, in continuità con la chiesetta.

Parco della Rimembranza
Qui la componente interessante è il rapporto tra paesaggio e segno umano: l’ordine delle alberature, la posizione sul colle, la vicinanza con la chiesa. Il parco diventa un dispositivo semplice ma efficace: ti fa rallentare, ti dà un punto di vista, ti fa leggere l’altura come luogo costruito nel tempo, non solo come belvedere.


Curiosità
In un articolo del giornale La Patria del Friuli (28 aprile 1902) racconta la Festa degli Alberi sul colle: gli alunni delle scuole elementari di Tarcento salgono fino a Sant’Eufemia con la scorta delle Guardie Forestali e piantano abeti rossi e pini larici. La Festa degli Alberi si chiude con un rituale civile molto d’epoca: “Evviva il re”, bicchierata per le autorità e vermut con biscottini Delser per gli scolari. Dettaglio piccolo, perfetto per capire quanto il colle fosse già allora un luogo “pubblico” nel senso pieno del termine