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Parco Vivanda

Renzo Vivanda
Un calciatore caduto al fronte

    
Renzo Vivanda, figlio di Angelo e Giulia Bonanni era nato nel 1915 ed era il secondo di due fratelli. Come il fratello Ugo, di tre anni più vecchio, aveva una forte passione per lo studio. Appena diplomatosi si iscrisse all’università di Trieste alla facoltà di scienze commerciali. Appassionato calciatore difese i colori della Tarcentina, nel ruolo di terzino, per tre stagioni a partire dal campionato 1933/34 divenendone anche il capitano. 

Successivamente giocò anche con il Tricesimo sino alla chiamata alle armi. Anche da militare “non abbandonò la sua società e lo sport preferito se non quando il suo battaglione dovette allontanarsi per servizio di sorveglianza prima e per combattere in Albania poi”.

Frequentò la scuola allievi ufficiali a Bassano e diventò sottotenente prestando servizio dapprima a Tolmino e poi, dal 1939, in Albania con la Divisione Julia dove fu quasi subito promosso al grado di tenente. Il 24 dicembre 1940 trovò la morte sul fronte greco-albanese per ferite multiple alla testa e all’addome. Dapprima sepolto sulla cima del monte Chiarista, ove cadde, fu successivamente traslato, nel 1963, a Tarcento.

Info
Renzo Vivanda
Un calciatore caduto al fronte

Renzo Vivanda, figlio di Angelo e Giulia Bonanni era nato nel 1915 ed era il secondo di due fratelli. Come il fratello Ugo, di tre anni più vecchio, aveva una forte passione per lo studio. Appena diplomatosi si iscrisse all’università di Trieste alla facoltà di scienze commerciali. Appassionato calciatore difese i colori della Tarcentina, nel ruolo di terzino, per tre stagioni a partire dal campionato 1933/34 divenendone anche il capitano. 

Successivamente giocò anche con il Tricesimo sino alla chiamata alle armi. Anche da militare “non abbandonò la sua società e lo sport preferito se non quando il suo battaglione dovette allontanarsi per servizio di sorveglianza prima e per combattere in Albania poi”.

Frequentò la scuola allievi ufficiali a Bassano e diventò sottotenente prestando servizio dapprima a Tolmino e poi, dal 1939, in Albania con la Divisione Julia dove fu quasi subito promosso al grado di tenente. Il 24 dicembre 1940 trovò la morte sul fronte greco-albanese per ferite multiple alla testa e all’addome. Dapprima sepolto sulla cima del monte Chiarista, ove cadde, fu successivamente traslato, nel 1963, a Tarcento.

“Eravamo noi i padroni della strada, instancabili, rumorosi e pimpanti, fino a quando non arrivava la guardia comunale, in bicicletta, che generava il fuggi fuggi immediato: anche noi avevamo le nostre spie. Dalla strada allo stadio il passo è stato breve, scontato e quasi inevitabile. Anche per me. Nel cuore di Tarcento, a pochi passi dal centro, sorgeva lo stadio “Renzo Vivanda”, quello dei grandi, quello dell’U.S. Tarcentina Calcio, del tifo, locale, della domenica pomeriggio ore 14.30: orario fisso da settembre a maggio in tutta Italia, altro che anticipi e posticipi. Chi, come me, l’ha calpestato per più di un decennio, ne conserva un ricordo indelebile, se lo porta dentro, in un intreccio di gioie e delusioni, di amicizie e rivalità, di sogni, passione e qualche slogatura”.

Tarcento il 18 giugno 1948.
Centrocampista di talento e trequartista

Oltre all’Inter, ha vestito le maglie di Hellas Verona, Palermo (dove è diventato una bandiera con oltre 150 presenze), Bologna e Sambenedettese.

Il soprannome “13”: È ricordato per essere stato uno dei primi giocatori a segnare in Serie A subentrando dalla panchina (con la maglia numero 13 del Verona nel 1968), in un’epoca in cui le sostituzioni erano appena state introdotte.

Soprannominato l’”architetto” per la sua visione di gioco, e perché si laureò realmente in architettura durante la carriera agonistica, esercitando poi la professione tra Udine e Gorizia dopo il ritiro.

Fondazione della A.S.M. Tarcentina


Nuova Società Sportiva
Per merito ed iniziativa di alcuni giovani si è costituita anche qui una Associazione Sportiva. A formare il Consiglio Direttivo vennero chiamato i signori: arch. Del Fabro, perito tecnico Antonio Grasselli, geom. Armellini, Quinziano Mosca, Pietro Percos e Vinicio Fachini. Segretario venne nominato Carlo Ceschia e cassiere Valentino Cossio.

Siamo certi che queste persone, già note, per le loro iniziative non mancheranno di svolgere la piena attività in questo campo. Ci auguriamo che tutti indistintamente i cittadini di Tarcento vorranno aiutare e fiancheggiare questa simpatica istituzione così da assicurare la missione per cui essa è sorta; l’elevazione morale e fisica dei giovani.” Da la Patria del Friuli di sabato 27 ottobre 1923 Per alcuni dei fondatori siamo riusciti a conoscere l’attività svolta in seno alla comunità di allora: Grasselli, fiduciario del Cascamificio di Bulfons, Pietro Percos proprietario, di un negozio di biciclette, Quinziano Mosca, negoziante di ferramenta, Vinicio Fachini, la cui famiglia gestiva l’albergo Marconi a Tarcento, e Carlo Ceschia, noto impresario edile.

Dai giornali dell’epoca scopriamo successivamente il nome completo della società e cioè Associazione Sportiva Mandamentale Tarcentina (A.S.M.T.), veniamo a conoscere anche il nome del primo presidente il signor Antonio Grasselli. Dalla data di pubblicazione della notizia deduciamo la data di fondazione: domenica 21 ottobre 1923.

La prima attività è stata l’organizzazione dei grandi festeggiamenti dell’11 novembre dello stesso anno. Denso il programma di quella giornata svoltosi interamente anche se il maltempo della mattinata aveva spaventato gli organizzatori: corsa ciclistica, sul percorso Tarcento-Pontebba e ritorno, denominata “Coppa della Vittoria” riservata ai migliori ciclisti friulani; corsa podistica su di un circuito cittadino, ballo popolare al Teatro sociale con l’orchestra di Rambaldo Marcotti. L’amministrazione aveva affidato alla Tarcentina la gestione del Teatro sociale che divenne anche sede della associazione stessa. Gli esercenti hanno contribuito alla manifestazione partecipando alla Mostra delle vetrine successivamente premiate dal Commissario Regio del Comune rag. Gino Mosca. Diverse sono state le manifestazioni organizzate al fine di raccogliere fondi “Pro Campo Sportivo”. Campo sportivo che vide la luce solo nel 1926.

Per inquadrare il momento calcistico nazionale elenchiamo le squadre partecipanti al massimo campionato suddivise in due gironi. Girone A: Alessandria, Brescia, Casale, Genoa, Inter, Juventus, Livorno, Modena, Novara, Padova, Sampierdarenese e Virtus Bologna. Girone B: Andrea Doria, Bologna, Cremonese, Legnano, Milan, Novese, Pisa, Pro Vercelli, Spal, Spezia, Torino e Verona.
Antonio Grasselli, il primo presidente della Associazione Sportiva Mandamentale Tarcentina.
Vediamo ora di scoprire chi è stato il primo presidente della Tarcentina calcio, Antonio Grasselli. Bergamasco, nato a Bariano nel 1893, sin da giovane dimostrò tenacia e voglia di lavorare che lo facilitarono successivamente nel suo inserimento nel tessuto friulano. Con entusiasmo nel 1922 accettò la proposta formulatagli della Filatura Cascami Seta 1872 di Milano che gli affidava la conduzione, quale fiduciario, dello stabilimento di Bulfons. “Conosceva le nostre zone, perché durante il Primo conflitto aveva avuto occasione di vederle come maggiore di fanteria, durante gli avvicendamenti per i combattimenti a Caporetto e sul Natisone. Era stato un eroe di guerra con medaglia d’argento al valore e croce al merito …”. I gravi danni subiti dal cascamificio a causa del primo conflitto mondiale, richiedevano una dirigenza capace e affidabile e “Antonio era l’uomo giusto: brillante, decisionista e dal fare magnetico!”

Antonio, appassionato di calcio che aveva già praticato nel bergamasco, si inserì subito nella comunità tarcentina e con alcuni giovani costituì l’Associazione Sportiva Mandamentale Tarcentina (A.S.M.T.). Il primo Consiglio Direttivo fu costituito da: arch. Del Fabro, perito tecnico Antonio Grasselli, geom. Armellini, Quinziano Mosca, Pietro Percos e Vinicio Fachini. Segretario venne nominato Carlo Ceschia e cassiere Valentino Cossio.

Nel 1925 Antonio si sposa con Rina Micco, vedova Moretti, la famiglia dei birrai udinesi, proprietaria della villa sulla collina di Coia e nel 1926 diventa responsabile dell’Opera Nazionale Dopolavoro (O.N.D.) attivandosi per mettere a disposizione della comunità un campo da calcio. Prende infatti in affitto vari terreni da diversi proprietari in “prossimità Tighel”.

E finalmente, nel febbraio dello stesso anno, inizia l’attività calcistica della Tarcentina che partecipa alle Finali dei Liberi. Ma la data importante è Lunedì 5 aprile, giorno di Pasquetta, quando alle ore 14.00 viene inaugurato il Campo sportivo con l’incontro amichevole di calcio con la Tarcentina impegnata contro la Spilimberghese. “Il Presidente della Tarcentina sig. Grasselli, la cui opera a vantaggio dello sport non sarà mai abbastanza lodata, ha preso la parola per ringraziare gli intervenuti alla cerimonia e formulare i migliori auguri per le future fortune di Tarcento sportiva … Subito dopo, la gentile madrina del campo signora Grasselli, ha, con rito semplice e solenne, infrangendo contro una porta la tradizionale bottiglia di champagne inaugurato il nuovo magnifico campo.” Coronato il sogno di dotare Tarcento di un campo sportivo la Tarcentina lo conferma alla presidenza nell’assemblea dell’ottobre del 1926.

Abbandonata la fase dell’impegno politico, negli anni ’30, Grasselli diventa un imprenditore nell’ambito turistico, visto il suo spirito e il suo talento. Tra quei numerosi alberghi presenti a Tarcento, c’era anche il suo “Ristoro”, (oggi, Domus Mariae), già di proprietà dei Micco, famiglia di origine della moglie, e poi rilanciato da lui con grandi investimenti. Le foto rimaste di quell’epoca sfavillante ci mostrano la nazionale azzurra del commissario tecnico Vittorio Pozzo in posa fuori dall’Albergo con Antonio, ritratto con le mani sui fianchi, la giacca a doppio petto e i capelli impomatati.

Purtroppo, la vita di Antonio, nonostante la sua intensità, fu breve. A 46 anni si spense, il 19 maggio 1939 nella sua casa di Tarcento. Si legge sul giornale “Il Popolo del Friuli”, che dava la notizia della sua morte, dopo una lunga malattia “Il suo nome era molto conosciuto perché legato a un’attività da lui svolta a favore ed incremento del luogo come centro turistico”.


I campi sportivi negli Anni Venti e Trenta
Intanto a Udine, in data 1° giugno1924, viene inaugurato “il nuovo campo Polisportivo nella Braida Moretti” ospitando la Preolimpica Nazionale dalla quale “verranno prescelti gli atleti che dovranno rappresentare l’Italia alle prossime Olimpiadi di Parigi”. Tra le discipline presenti nella manifestazione udinese: Corsa piana 100, 200, 800, 1500, 3000, 5000 … salto in lungo con slancio, getto della palla di ferro, lancio del martello … Il polisportivo ospiterà l’A.S. Udinese, che in quell’anno gioca in II^ Divisione Nazionale, e le tante altre squadre cittadine partecipanti alle competizioni minori. Vi troveranno ospitalità anche gare di ippica, ciclismo, corse con bici a motore e corse con gli struzzi, conseguenza delle occupazioni coloniali italiane.

Il 20 settembre 1926 viene convocato a Udine il Congresso dei Liberi Calciatori durante il quale viene esaminato il primo anno di attività della sezione friulana dell’U.C.L.I. Giova far presente che a inizio stagione erano ben 26 le squadre iscritte e che i campi a disposizione erano solamente sei: a Udine il Moretti, Tarcento, Codroipo, Feletto, Chiasiellis, Risano. Inoltre il Moretti non sempre era disponibile in quanto impegnato dall’Udinese o da altre attività sportive federali e che a campionato in corso è venuta mancare la disponibilità di quello di Feletto. La Tarcentina mette il suo campo a disposizione della Gemonese e del Nimis che non hanno ancora ultimato il proprio. Più di qualche squadra è senza campo di gioco, anche il Tolmezzo che per questo assume la denominazione di Tolmezzo Erranti e addirittura una squadra della massima divisione nazionale il Vercellesi Erranti si trova in analoga situazione


Per la prima volta chiamati canarini
Troviamo per la prima volta citata, in un avvenimento calcistico, la Tarcentina, o anche Tarcento, nella cronaca sportiva della Patria del Friuli del 20 febbraio 1926 relativa alle Finali dei Liberi (i Liberi erano i giocatori non tesserati con la F.I.G.C. che svolgevano l’attività sportiva organizzata dall’Unione Liberi Calciatori Italiani U.C.L.I. ed in possesso della tessera O.N.D. acronimo di Opera Nazionale Dopolavoro) che annuncia le semifinali da disputarsi al Moretti tra le squadre Udine F.B.C. contro Edera Sportiva Udinese e Rapid F.B.C. contro la Tarcentina. Tre giorni dopo la cronaca titola Rapid b. Tarcento 2 a 0. I nostri subiscono la superiorità degli avversari. “Tuttavia la squadra tarcentina seppe meritarsi il plauso del pubblico per l’impegno e per il coraggio da essa dimostrato contro avversari molto più tecnici e consumati nel giuoco. Se la squadra tarcentina persevererà nell’allenamento, le sarà riserbato un lieto avvenire”. Altro incontro del Campionato Ulic si tiene a Feletto Umberto il 7 marzo tra Rapid F.B.C. e Tarcentina. Nella lettera al direttore della Patria del Friuli un cittadino lamenta l’intenzione dell’amministrazione comunale tarcentina circa “La scelta del Campo Sportivo sul piazzale del mercato, quindi sulla via principale del paese, con quanta delizia dei passanti è facile immaginare, che devono procedere curvi e svelti, per non pigliarsi sulla testa il pallone come capitò a quel povero vecchio di Aprato che cadde ferendosi la fronte.”

La Tarcentina iscritta al campionato Ucli nel girone comprendente anche Giovani Calciatori Udinesi, Feletto, Spilimberghese e Chiasielis inizia con la vittoria in casa su quest’ultima e successivamente pareggia con il Feletto passando in testa alla classifica. Quest’ultimo risultato non viene omologato e successivamente viene assegnata la vittoria alla Tarcentina per doppio tesseramento di un giocatore del Feletto rafforzando ulteriormente il primo posto in classifica. I successivi incontri vedono la sconfitta in casa della Spilimberghese per 4 a 0 e la vittoria contro i Giovani Calciatori Udinesi per 3 a 2. Nell’ultima partita la Spilimberghese agguanta la Tarcentina in testa alla classifica per cui si rende necessario lo spareggio che viene svolto al Moretti di Udine, prima della gara Udinese-Legnano di II^ divisione, dove ha la meglio la Spilimberghese.

Il campo sportivo di Tarcento è ambito da tante società ed anche la Cividalese, già partecipante ai campionati di IV^ divisione, vuole saggiare le forze della Tarcentina ed in una amichevole subisce l’onta di un secco 9 a 0. Nella cronaca della Patria del Friuli leggiamo: “… gli atleti ‘canarini’ vollero dimostrare la loro classe degna di allori ben più alti di quelli che si aspettavano dal campionato Ulic”. In questa cronaca troviamo per la prima volta indicati i giocatori della Tarcentina con il termine canarini, dovuto al colore delle maglie gialle che indossano.
Dieci anni di presidenza di Carlo Volpe
All’inizio della stagione 1965/66 il presidente Carlo Volpe prende in mano la Tarcentina che milita nel campionato di 1^ Categoria massimo livello dei dilettanti dove il vincitore viene promosso in Serie D. Società guidata con passione avvalendosi di validi collaboratori. Dopo quattordici anni di partecipazione nel massimo campionato dilettantistico scende in 2^ Categoria ma dopo un biennio ritorna nella massima serie, denominata Promozione.

Tanti i giocatori che si sono distinti in questi campionati rendendo il Vivanda un campo temuto da tutti e difficile da espugnare. Sostenuti da un pubblico sempre numeroso al punto che i dirigenti disposero che per gli incontri in trasferta fosse ripristinato il servizio di autopullman per dar modo agli sportivi di seguire la squadra.


Marcello Martelossi, il presidente del terremoto del ‘76
Il presidente Marcello Martelossi, appena eletto porta a Tarcento una “cordata” di personaggi udinesi affiancandoli ai validi consiglieri locali apportando una ondata di novità organizzative. Buona la partenza in campionato dove la squadra viaggia con risultati positivi e si avvia alla fine campionato in tranquillità. Mentre i canarini sono impegnati al Vivanda per uno degli allenamenti settimanali in preparazione della partita con il Corno, arriva l’Orcolat … il disastroso terremoto del 6 maggio che sconvolge l’intero Friuli.

Tutto si ferma. Nooo!!! il calcio non si ferma infatti la FIGC rinvia di due settimane le gare previste per il giorno 9 maggio, appuntamento quindi al 23 maggio. Per le ultime partite casalinghe la Tarcentina viene ospitata su campi amici seguita e applaudita dal proprio pubblico per il saluto finale di una stagione che non sarà facilmente dimenticata.

Il Vivanda si trasforma in tendopoli obbligando i canarini ad essere ospitati su altri campi per tre annate. Ciò non inficia la prestazione della squadra che mantiene la categoria negli anni successivi.


Augusto Volpe, dopo diciotto anni si scende di categoria.
Nella stagione 1982/83 assume la presidenza Augusto Volpe che si avvale della collaborazione di Renato Coianiz, quale direttore tecnico. Al temine della sua presidenza, dopo una annata sfortunata, la squadra retrocede in 1^ categoria dopo diciotto anni di presenza in Promozione, massimo campionato regionale dei dilettanti.


Renato Coianiz, da direttore sportivo a presidente
La stagione 1987/88 vede l’inizio della presidenza di Renato Coianiz, il Blanc, da tanti anni all’interno della società dapprima quale giocatore e poi come direttore sportivo.

Dopo una prima annata difficile la squadra retrocede in 2^ categoria e vi rimane per tre stagioni quando caparbiamente ritorna nella categoria superiore. Con la stagione 1991/92 si chiude al Vivanda l’attività della prima squadra, infatti quella successiva inizia nel nuovo polisportivo Gino Toffoletti. La stampa così titola la partita d’esordio “Vecchio Vivanda addio”.

Il calcio tarcentino si trasferisce nel nuovo impianto, atteso e sospirato, ma ne valeva la pena, perché questo stadio è davvero bellissimo, dotato di tutte le attrezzature, può considerarsi uno dei migliori della regione.
Da campioni provinciali ad annate di difficoltà
Si susseguono stagioni con risultati altalenanti con la conquista del titolo di campione provinciale Ulic contro il Moraro nel 1927. Il cronista scrive: “… La Società di Tarcento ha potuto mettere in campo una ottima squadra superiore indubbiamente a tutte le consorelle ma ha dato sempre prova di essere ben attrezzata, di mantenersi costantemente disciplinata, distinguendosi per serietà e cavalleria …”. Negli anni a seguire registriamo per qualche annata la non iscrizione dei canarini ai campionati vuoi per difficoltà economiche vuoi per la sospensione dei campionati per gli interventi italiani nella guerra di Spagna e successivamente per l’entrata in guerra a fianco della Germania. In quegli anni vennero organizzati dei campionati tra i tanti reparti militari presenti in regione. L’attività calcistica riprenderà con la stagione 1945 – 46.


Il dopoguerra e la presidenza di Pietro Patriarca
Nelle cronache dell’annata 1945/46 troviamo in un articolo di stampa il presidente Pietro Patriarca citato in un elogio complessivo: “E’ doveroso, a conclusione di questa fatica, che siano accomunati in un unico elogio: i dirigenti, principalmente l’attivissimo presidente Pietro Patriarca e i giocatori che hanno saputo e voluto portare in alto i colori dello sport tarcentino”. Una annata favorevole che vede i tarcentini ammessi al gironcino finale assieme a S. Gottardo e Aiello con vittoria finale. E anche qui c’è riferimento al Pietro Patriarca. “Bella squadra davvero questo Tarcento. Credevamo alla montatura. Si sa che dispone di un presidente … danaroso; credevamo fosse questione di soldi. … Non possiamo che dire bene.”

Pietro Patriarca era impegnato nell’azienda di famiglia proprietaria di un mulino e di un pastificio posti sulla riva sinistra del Torre, appena a nord della rosta Armellini.

Le difficoltà della ripresa economica post bellica non permettono, per ben sei annate, la regolare disputa dell’attività calcistica a Tarcento che riprende, stante alle cronache di stampa di quei tempi, solo nel campionato 1952/53.


Ritorno alla normalità con il presidente Mario Marcuzzi
“L’appassionato ed instancabile Presidente, sig. Mario Marcuzzi, …” allestisce una rosa adatta ad affrontare il campionato di Seconda divisione in maniera più che dignitosa ma in cuor suo non disdegna sogni di promozione. Presidente dinamico con il gusto dell’eleganza realizza infatti le prime tute con la scritta U. S. Tarcentina e, nell’annata 1955/56, sulle maglie di gioco, novità assoluta, appare la scritta “Marcuzzi” che reclamizza il suo negozio in piazza Roma. Già al primo anno giunge la promozione in 1^ Divisione con una rosa formata da molti calciatori locali.

Per otto annate consecutive i canarini partecipano al massimo campionato dilettantistico. Finita la presidenza Mario Marcuzzi rimane nel mondo del calcio con passione tessendo particolari legami anche con squadre professionistiche alle quali segnala le giovani promesse.


Giuseppe Morgante, un industriale alla presidenza dei canarini
Nella stagione 1961/62 Giuseppe Morgante, industriale tarcentino attivo nel settore della macellazione e degli insaccati, assume la presidenza dei canarini subentrando a Giorgetto Zaban, che aveva guidato i canarini per un biennio, ed era prematuramente scomparso a causa di un incidente stradale. Il dott. Carlo Volpe lo affianca alla vicepresidenza. La squadra e affidata alla guida tecnica di Mario Boldi, con un luminoso passato calcistico anche nel mondo professionistico. Per la prima volta la Tarcentina organizza il N.A.G.C. (Nucleo addestramento giovani calciatori) e il presidente auspica così l’avvento di una squadra canarina composta esclusivamente da giocatori locali. La Tarcentina mantiene la 1^ Categoria per altre quattro stagioni. Nell’estate de 1964 il sedicenne Sandro Vanello mezz’ala ambidestra allevato e cresciuto nelle fila della Tarcentina, approda in serie A nelle fila dell’Internazionale di Milano.

Classe 1915. Terzino e capitano della Tarcentina dal campionato 1933-34 per tre stagioni, poi passa al Tricesimo fino alla chiamata alle armi. Negli alpini diventa sottotenente, impegnato prima a Tolmino e poi in Albania con la Divisione Julia, dove viene promosso tenente. Muore il 24 dicembre 1940 sul fronte greco-albanese.

Sul Popolo del Friuli del 19 gennaio 1941 nella cronaca che titola “Calciatori eroi. Renzo Vivanda: presente.” l’associazione Calcio Tricesimo, “… fiera di annoverare tra le sue fila un giocatore caduto da Eroe per la Patria …” così lo ricorda “Giovane studioso di elette doti di mente e di cuore, Renzo Vivanda animato da elevati sentimenti di amore verso la Patria e la famiglia, fascista di fervente fede, lascia appena venticinquenne il più largo rimpianto nella sua Tarcento e in tutta la zona fra coloro che lo conobbero e lo ebbero sincero amico”.

Il campo sportivo del Littorio viene intitolato a Renzo Vivanda


Era l’anno 1926 quando Antonio Grasselli, responsabile dell’Opera Nazionale Dopolavoro (O.N.D.) di Tarcento, inaugurava il campo il calcio sui terreni presi in affitto e messi a disposizione dei giovani in particolare quelli tesserati per la A.S.M. Tarcentina fondata nel 1923.

Nel 1928, pressato dalle continue richieste delle famiglie, delle scuole e delle associazioni, il Comune di Tarcento identificò la vasta area ad ovest della filanda Pividori, in prossimità della strada comunale Tighel, dove esisteva già il campo di calcio voluto dal Grasselli, come luogo idoneo da destinare in parte a campo sportivo con annessa palestra e spogliatoi, in parte a pubblico macello e in parte a mercato bovini.

La palestra del campo sportivo con annessi gli spogliatoi, denominata “Casa del Balilla” fu progettata dall’ing. Fabio Someda di Udine che ottenne il parere favorevole del Direttore Provinciale dell’Opera Nazionale Balilla (O.N.B.). Considerato l’oneroso impegno di spesa, il Comune di Tarcento si rivolse alla Presidenza centrale dell’O.N.B. per avere un finanziamento.

Questa si rese disponibile alla concessione di un contributo per la costruzione subordinandolo alla condizione che l’edificio, una volta realizzato, passasse in libera e assoluta proprietà all’Opera Nazionale Balilla. La spesa fu stimata in lire 165.000, ma alla fine l’edificio venne a costare lire 208.165, a cui si deve aggiungere il valore del terreno.

Il Comune approvò uno schema di convenzione, concordato con l’O.N.B. in cui si impegnava legalmente a costruire la palestra, a cedere i locali in proprietà all’O.N.B., a provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria, alla pulizia, custodia, illuminazione e riscaldamento dei predetti locali. In corrispettivo, l’O.N.B. si obbligava a concorrere alle spese di costruzione con la somma di lire 80.000 e altresì a provvedere all’attrezzatura completa della palestra. I lavori furono eseguiti dall’impresa Ferdinando Ceschia di Tarcento.

Completata la costruzione della “Casa del Balilla” nel 1930, il Comune inviò numerosi solleciti per ricevere il contributo promesso e nel contempo chiese una integrazione dello stesso poiché la spesa iniziale dell’opera era lievitata.

Poi, l’Opera Nazionale Balilla cessò le sue funzioni e tutti gli atti vennero acquisiti dal Partito Nazionale Fascista – Gioventù Italiana del Littorio. A questo punto la “Casa del Balilla” diventò “Casa della G.I.L”. L’8 settembre 1943 l’edificio fu saccheggiato e poi rovinato da un incendio.

Nell’immediato dopoguerra il campo sportivo fu intitolato a Renzo Vivanda, atleta tarcentino eroicamente morto nella Seconda guerra mondiale.

Negli anni Sessanta gli impianti furono dati in gestione alla Società Sportiva Tarcentina che, con un contributo comunale, costruì gli spogliatoi del campo di calcio recuperando una parte dei muri cadenti dell’ex G.I.L.

Nel 1974, l’ufficio interprovinciale della Gioventù Italiana preparò un progetto per i lavori di riatto del fabbricato, ma nel 1975 l’ente fu abolito ed i suoi beni furono trasferiti alle Regioni. Per rientrare in possesso della palestra/spogliatoi, nel marzo 1983 il Consiglio comunale di Tarcento chiese “la cessione gratuita della porzione di terreno di proprietà regionale (ex Gioventù Italiana), per fini di pubblico interesse, essendo la stessa incorporata negli impianti sportivi comunali”. Nel giugno del 1984, la Giunta regionale autorizza la cessione gratuita al Comune di Tarcento con l’impegno di destinare il bene medesimo a campo sportivo comunale. Finalmente, la casa G.I.L. ritorna in possesso del Comune di Tarcento dopo oltre cinquant’anni.

Nel 1993 l’attività sportiva viene trasferita nel nuovo polisportivo Gino Toffoletti e il Vivanda, per alcuni anni, continuò ad ospitare l’attività giovanile e amatoriale.

Tanti i “canarini” della gloriosa e amata “Tarcentina”, assieme ai calciatori di altre squadre del Comune, hanno calcato il Vivanda legando allo stesso ricordi indimenticabili di diverse generazioni.