Bulfons
Bulfons LocalitàBulfons, frazione di Tarcento (UD), lungo la strada per le cascate di Crosis. AccessoDal centro di Tarcento si segue la viabilità verso l’Alta Val Torre / Crosis; il complesso del cascamificio si affaccia sulla strada principale del borgo, con la chiesetta poco più avanti. Cosa puoi fareCascamificio visibile solo dall’esterno. chiesetta aperta in occasione di celebrazioni e festa di Maria Bambina. Consigliata una breve passeggiata nel borgo per osservare gli edifici, la centrale sul Torre e leggere il pannello storico. Cascamificio e chiesetta di San Giorgio e Santa Maria Bambina. Alla fine dell’Ottocento Bulfons cambia volto: sul greto del Torre nasce un grande cascamificio, cuore dell’industria tessile tarcentina. Qui si lavorano i cascami di seta, gli scarti di bozzoli e fili che diventano nuovo filato, dando lavoro a decine di persone e spingendo la crescita del borgo. Tra 1897 e 1901 viene costruita la diga di Crosis, pensata proprio per sfruttare l’acqua del Torre e alimentare la centrale idroelettrica del futuro cascamificio di Bulfons. Nei primi anni del Novecento il complesso industriale è completo: edifici produttivi, deposito, villaggio operaio e centrale, un piccolo mondo organizzato attorno alla fabbrica. Nel 1902 accanto allo stabilimento sorge la chiesetta di San Giorgio e Santa Maria Bambina, riferimento religioso e sociale per chi abita e lavora qui. Il sisma del 1976 danneggia sia il cascamificio sia la chiesetta; quest’ultima viene restaurata tra il 1984 e il 1985 su progetto dell’ingegnere Dino Mari, restituendo alla comunità il suo luogo di culto. Il complesso industriale Il cascamificio è un insieme articolato di volumi in pietra e laterizio, organizzati attorno a un cortile interno con: Edificio d’ingresso a due piani in pietra sulla strada, destinato a uffici e magazzini. Corpo parallelo affacciato sul cortile, cuore della lavorazione. Deposito a sud e, direttamente sul greto del Torre, la centrale idroelettrica con grandi finestre ad arco in mattoni e coronamento traforato, collegata allo stabilimento da una passerella sopra il fiume. La centrale ospitava tre turbine Francis che trasformavano la forza dell’acqua in energia per i macchinari, facendo del cascamificio uno dei motori economici di Bulfons e dell’area tarcentina. La chiesetta operaia La chiesetta di San Giorgio e Santa Maria Bambina è un piccolo edificio ad aula unica, leggermente rialzato rispetto alla strada. Ai lati del presbiterio si appoggiano le sacrestie; sopra quella orientale si alza un campaniletto metallico. All’esterno la facciata a capanna, in pietra e mattoni a vista, presenta zoccolo in pietra, cantonali in pietra squadrata e un portale a tutto sesto in pietra modanata; in alto, il timpano con oculo centrale chiude la composizione. All’interno le pareti sono scandite da paraste doriche, tra cui si aprono quattro finestre ad arco. Un cornicione continuo regge il soffitto piano; il presbiterio, rialzato di due gradini, è inquadrato da un grande arco a tutto sesto e illuminato da due finestre contrapposte. Il pavimento in piastrelle di cotto disposte a losanga completa l’atmosfera semplice e raccolta della chiesa di borgata. Il cascamificio e la chiesetta si trovano a Bulfons, frazione di Tarcento, lungo la strada che risale la valle del Torre in direzione Crosis. Il complesso industriale si sviluppa tra la strada e il fiume, con la centrale affacciata sul greto; la chiesetta sorge poco distante, sul margine del borgo. Gli edifici del cascamificio sono in parte di proprietà privata e si possono osservare solo dall’esterno, cogliendo il rapporto fra fabbrica, cortile e fiume. La chiesetta è visitabile in occasione di celebrazioni e feste; per orari e aperture conviene fare riferimento alle comunicazioni del Comune o della parrocchia di Tarcento. Una sosta qui può essere inserita in un itinerario più ampio lungo il Torre, collegando Cascamificio e chiesetta, Centro Ceschia ed altri luoghi dell’archeologia industriale tarcentina.
Via Frangipane
Via Frangipane AccessoCentro storico di Tarcento (UD), tra piazza Frangipane e la salita di via Frangipane. ItinerarioDal Duomo e da piazza Roma si raggiunge piazza Frangipane; l’Arco Frangipane segna l’inizio della salita su via Frangipane, collegata alle dimore storiche del centro. Cosa puoi farePasseggiata breve e molto “densa”: attraversare l’arco, risalire la via, leggere il centro storico tra palazzi, muri, giardini e scorci verso il Torre. NotaGli edifici includono residenze pubbliche e private: si osservano dall’esterno salvo aperture o eventi specifici. L’Arco Frangipane segna uno dei passaggi più belli del centro di Tarcento. È un portale monumentale in pietra ricomposto qui dopo il terremoto del 1976: oggi introduce alla breve salita di via Frangipane, verso l’area delle residenze storiche. Bastano pochi metri e cambia l’atmosfera. Le piazze restano alle spalle, la strada si stringe e ti porta in una Tarcento più raccolta: muri alti, cancelli, giardini, dettagli che emergono quando si cammina piano. La via sale in modo naturale e, mentre sali, il centro si sente ancora vicino ma già più distante: è uno di quei tratti in cui la città si racconta per sottrazione, lasciando parlare prospettive, materiali e silenzi. L’arco ha anche un valore molto concreto: proviene da un edificio pubblico scomparso dopo il sisma e qui ha trovato una nuova collocazione. È una traccia materiale della ricostruzione e, allo stesso tempo, un segno che ordina lo spazio: attraversarlo è come passare da una Tarcento “di piazza” a una Tarcento “di dimore”. Il nome Frangipane racconta una fase decisiva per la città. Dopo il 1511 il baricentro si sposta dal castello alla valle, e qui prende forma un asse urbano legato a palazzi e residenze: un modo diverso di abitare e rappresentarsi, più cittadino, più stabile. Via Frangipane diventa una cerniera naturale tra il centro e luoghi come Palazzo Frangipane e Villa Pontoni (Palazat), dentro la Tarcento che ha costruito la sua eleganza tra Sei e Novecento. Questa passeggiata è breve, ma densa. Attraversi l’arco, risali la via, ti affacci sugli scorci tra i muri e i giardini, e in pochi minuti ti porti a casa un pezzo di città. Interamente rivestita in pietra locale, si mimetizza nella forra del Torre fino quasi a scomparire. È sopravvissuta intatta a due guerre mondiali e al terremoto del 1976. L’Arco/portale in pietra che oggi introduce la salita di via Frangipane arriva da un altro edificio: era il grande portale delle Carceri (vicino alla vecchia Pretura), demolite dopo il terremoto del 1976. Dopo il sisma il portale è stato ricomposto qui, sulla salita che porta a Villa Pontoni. Risalendo via Frangipane, superato il portale, si arriva al Palazàt (Villa Pontoni), indicata come dimora principale dei Frangipane dopo l’abbandono del castello inferiore di Coia.
Ville del 900
Ville del 900 AccessoCentro di Tarcento (UD): viale Matteotti e area del ponte sul Torre. ItinerarioPonte sul Torre (ville lungo il fiume), risalita verso viale Matteotti (ville del viale), rientro in centro. Cosa puoi farePasseggiata lenta, lettura di facciate e dettagli (Liberty/Déco/razionalismo), fotografia dall’esterno, sosta finale tra piazze e locali del centro. NotaLe ville sono private, la visita è solo dall’esterno. Tra fine Ottocento e primo Novecento, oltre il ponte e lungo i viali, compaiono ville e villini che raccontano un nuovo modo di abitare: giardino, luce, facciate. Questa passeggiata è un racconto in otto tappe. L’acqua del Torre, il verde delle sponde, il passaggio oltre il centro: è il punto in cui Tarcento smette di essere solo “paese” e comincia a comportarsi da piccola città di villeggiatura. È anche il tratto dove si capisce perché molte ville del ’900 si sono messe proprio qui. Casa D’Aronco (1909) Casa D’Aronco nasce in piena stagione modernista ed è legata a Raimondo D’Aronco. Oggi è trasformata rispetto all’originale, ma resta un segnale importante: Tarcento, in quegli anni, non guardava solo a sé stessa. Guardava all’Europa. Villa Caterina (1898) Villa Caterina fa una cosa molto semplice e molto efficace: si mette in posa. È un piccolo castelletto vicino al fiume, con un profilo che sembra uscito da una fiaba “seria” di fine Ottocento. Sta lì per ricordarti che, prima ancora del Déco e del razionalismo, c’era la voglia di scenografia. Villa delle Rose Qui il gusto cambia: entra il Déco, più controllato, più geometrico. Villa delle Rose è una tappa da osservare con calma, perché non gioca sull’eccesso: gioca su proporzioni, dettagli e atmosfera. È una villa “da passeggiata”, fatta per essere vista da chi cammina. Villa Vilma Una torretta e una posizione leggermente rialzata bastano a darle personalità. Villa Vilma ha un sapore mitteleuropeo: l’idea di casa come segno riconoscibile nel paesaggio, quasi un punto di orientamento. La guardi e capisci che qui la villeggiatura era anche un modo di dichiarare stile. Viale Matteotti: quando la passeggiata prende ritmo Arrivi su viale Matteotti e cambia il passo: tigli, facciate in sequenza, distanza giusta tra strada e case. Questo è il tratto più “camminabile” e più coerente: il posto perfetto per vedere come, in pochi anni, l’architettura passa da decorazione a pulizia. Villa Pividori Pietro (1926) e Villa Toffolo (1924) Qui il Déco entra in scena in modo chiaro: linee più nette, dettagli più grafici, facciate che sembrano pensate per la luce del mattino e per lo sguardo di chi passa. Sono due ville che funzionano perché sono diverse ma vicine: ti fanno vedere il linguaggio di un’epoca senza bisogno di spiegazioni. Villa Sala e Villa Marcuzzi (anni ’20) Queste due tappe chiudono il racconto con una sensazione più “moderna”: meno ornamento, più struttura, più proporzione. Villa Sala e Villa Marcuzzi portano dentro Tarcento quel passaggio verso il razionalismo che in Friuli avrà voci importanti. È il finale giusto: dopo il Liberty e il Déco, resta la forma. Questo itinerario racconta Tarcento in un modo che spesso si salta: non la valle, non i sentieri, non i borghi in quota. Racconta il momento in cui Tarcento si è data un volto urbano elegante, tra fiume e viali, e lo ha fatto con architetture che ancora oggi si lasciano leggere camminando.
Il Torre
Il Torre Il Torre Nasce tra i Monti Musi, in una delle zone più piovose d’Europa, a 529 metri di quota, e percorre 70 chilometri verso sud attraversando boschi, forre e paesi, fino a sfociare nell’Isonzo in località Papariano. A Tarcento la valle si apre e il suo carattere si fa più morbido, quasi domestico. Dopo Reana del Rojale, succede qualcosa di straordinario: le acque spariscono nel sottosuolo permeabile della pianura, il letto si allarga fino a 500 metri di ghiaia bianca. Poi il Torre riaffiora, riprende forza e raggiunge l’Isonzo. C’è un suono che accompagna Tarcento da sempre. È il suono dell’acqua — dell’acqua che scende, che scorre. È il Torre. Nasce in una delle zone più piovose d’Europa, ai piedi del monte Sorochiplas nelle Prealpi Giulie, a oltre 500 metri di quota. Piste Ciclabili Da lì scende deciso, scavandosi una profonda forra nella prima catena montuosa, ben visibile dalla pianura friulana Piste Ciclabili, fino a raggiungere Tarcento, dove la valle si apre e il torrente respira. E qui, proprio qui, la storia si fa più intensa. Acqua che dà la vita Poco sopra l’abitato di Tarcento si trova la Cascata di Crosis, dove tra il 1897 e il 1900 Arturo Malignani realizzò uno dei primi impianti idroelettrici della regione, per rifornire di energia le tessiture e filande del territorio. Furlan Cycling Un atto pionieristico, quasi visionario, che dice molto del rapporto speciale tra questa città e la sua acqua: il Torre non era solo un confine naturale o uno sfondo paesaggistico, era una risorsa, una forza motrice, un alleato. Le sue acque, di ottima qualità, alimentano ancora oggi l’acquedotto di Udine, un dono silenzioso che il Torre fa ogni giorno alla pianura. Città dell’acqua e del fuoco Tarcento si è guadagnata nei secoli l’appellativo di Città dell’acqua e del fuoco: da una parte l’anima naturale legata al Torre, dall’altra quella tradizionale, legata ai pignarûl. Due elementi opposti che convivono nella stessa identità, e che insieme la rendono unica. Camminare lungo le rive Le fredde acque del Torre hanno modellato le aspre Prealpi Giulie, un territorio ancora selvaggio e ricco di bellezze botaniche, faunistiche e geologiche. Piste Ciclabili Oggi chi cammina lungo le sue rive trova boschi silenziosi, scorci improvvisi, il riflesso delle montagne sull’acqua. I boschi che circondano il corso del Torre sono scenari ideali per escursioni brevi e lunghe in ogni stagione — custodi di storia, leggende e antiche fatiche umane, con le tracce del passaggio dell’uomo ancora leggibili nel paesaggio. Le acque limpide e le piccole cascate che si alternano lungo il corso creano un paesaggio che cambia continuamente, sorprendendo ad ogni curva. Esiste un detto friulano che recita: “Nol cjate un clap te Tor!” — “non trova un sasso nel Torre!” — usato per indicare una persona incapace di fare le cose più semplici. Un omaggio ironico a un torrente che di sassi, invece, ne è sempre stato pieno. Unica al mondo È la prima diga al mondo a doppio arco parabolico con superficie convessa a monte. Una soluzione ingegneristica straordinaria per l’epoca, che Malignani rese ancora più speciale con una scelta insolita: optò per rivestirla in pietra locale, volendola integrare il più possibile nell’ambiente naturale circostante. Scompare nel paesaggio, sembra quasi farne parte, assumendo un aspetto quasi magico. Secondo Carlo Semenza, è la diga ad arco più vecchia d’Italia. L’idea che c’era dietro L’obiettivo originario di Malignani era fornire energia elettrica alla linea tramviaria che collegava Tarcento con Udine. Il progetto cambiò strada mentre era ancora in costruzione, la diga fu venduta al cascamificio di Bulfons, che all’epoca aveva una realtà industriale in forte crescita. Ancora oggi la manifattura continua la sua attività con la produzione di filato di seta di prima qualità destinato alle grandi realtà della moda italiana. Cent’anni e non sentirli La diga di Crosis è sopravvissuta a entrambe le Guerre Mondiali senza riportare alcun danno. Ancora più straordinaria è stata la sua resistenza al devastante terremoto del maggio 1976, che rase al suolo buona parte del Friuli. La diga era ancora lì, intatta. Oggi entrambe le centraline idroelettriche — quella di Crosis e quella di Vedronza, ristrutturata tra il 2018 e il 2020 — funzionano e garantiscono energia green. Tre percorsi per tutti lungo il Torre Da Tarcento alle Cascate di Crosis È il percorso più amato, quello che si consiglia a tutti, famiglie, bambini, chi vuole semplicemente staccare per qualche ora. Uno dei tratti più belli è quello che collega Tarcento alle Cascate di Crosis, tra le frazioni di Intissans e Zomeais: il percorso si sviluppa seguendo il corso del fiume, tra rocce e acque cristalline. Le cascate raggiungono i 38 metri di altezza e si trovano ai piedi del Monte Stella: si può arrivarci lungo un sentiero che costeggia il Torre tra forre e scorci spettacolari, oppure su una strada più comoda e adatta a tutti, cani inclusi. Ai piedi della cascata in estate ci si può fare il bagno, sdraiati sulle spiagge di sassi e ghiaia. Tempo di percorrenza: circa un’ora. Adatto a tutti. Il Sentiero Tai Roncs Dal Soreli Parte dal bivio tra via del Castello e via Riviera, è lungo 5 chilometri con un dislivello di 150 metri. Si può percorrere a piedi o in mountain bike, attraversa colline, castagneti, ville e borgate storiche. Furlan Cycling Un percorso che unisce la natura al paesaggio costruito, con scorci che raccontano secoli di storia locale. Il Percorso Circolare dell’Alta Val Torre — fino a Vedronza Per chi vuole di più. I sentieri che percorrono l’Alta Val Torre, da Tarcento fino a Vedronza, attraversano torrenti, boschi e prati, percorribili a cavallo, in bici o a piedi. Piste Ciclabili Lungo il cammino si incontra un antico ponte di pietra in mezzo al bosco — un manufatto che collega il Borgo Pers alla Pieve di Stella, e che secondo la tradizione locale faceva parte di una via romana verso l’Austria. Che sia vera o no, è una storia che vale la pena portarsi a casa.
Diga di Crosis
Diga di Crosis Diga di CrosisSbarramento ad arco-gravità parabolico, la prima diga al mondo con doppio arco parabolico a superficie convessa a monte. Costruita tra il 1898 e il 1900 su progetto di Arturo Malignani, è alta 38,80 metri, con uno sviluppo in cresta di 60 metri e uno spessore che passa dai 18 metri alla base ai 5,25 metri in cima. Il bacino artificiale ha una capacità di circa 20.000 metri cubi. Il salto idraulico sfruttato per la produzione di energia è di circa 44 metri, per una potenza installata di 0,9 megawatt. Siamo tra il 1900 e il 1902, in un Friuli che si sta trasformando da rurale a industriale, con una crescente domanda di energia elettrica. È in questo contesto che Arturo Malignani, inventore, imprenditore, visionario, decide di fare qualcosa di mai tentato prima in Italia: imbrigliare il Torre. Lo sbarramento viene realizzato tra due speroni rocciosi nella gola del torrente, alto 38 metri. I giornali locali dell’epoca definirono la costruzione “ardita”. L’itinerario disegna un anello collinare semplice che alterna stradine e sentieri a mezza costa, sfiora il Castellaccio e alcune borgate, attraversa castagneti e prati e apre scorci sulla valle del Torre e sulla catena dei Musi. In poche ore restituisce l’immagine completa di Tarcento: il fondovalle, le colline coltivate e i boschi che salgono verso le Prealpi Giulie. Il percorso Dalle spalle di Villa Pontoni si imbocca la via che sale tra due alte mura in direzione di Villa Angeli. La strada prosegue come via Riviera, correndo sotto l’altura del Castellaccio, la torre diruta che sovrasta Tarcento. Più avanti l’asfalto si restringe e lascia spazio a un sentiero che taglia il versante in quota. Si entra in una fascia di vigne e frutteti esposti al sole, i ronchi che danno nome al percorso. Il tracciato continua tra campi, filari e case sparse, prima di rientrare nel bosco e risalire verso il crinale. Dal punto più alto il Troi dal Soreli inizia la discesa: attraversa castagneti e prati con belle visuali sulla valle e sui Musi, scende fino a un piccolo guado con due rii da attraversare e raggiunge la zona di Bulfons. Da qui, tra strade secondarie e tracce campestri, si torna verso Tarcento chiudendo l’anello nei pressi di Villa Angeli e di Villa Pontoni. Interamente rivestita in pietra locale, si mimetizza nella forra del Torre fino quasi a scomparire. È sopravvissuta intatta a due guerre mondiali e al terremoto del 1976. Unica al mondo È la prima diga al mondo a doppio arco parabolico con superficie convessa a monte. Una soluzione ingegneristica straordinaria per l’epoca, che Malignani rese ancora più speciale con una scelta insolita: optò per rivestirla in pietra locale, volendola integrare il più possibile nell’ambiente naturale circostante. Scompare nel paesaggio, sembra quasi farne parte, assumendo un aspetto quasi magico. Secondo Carlo Semenza, è la diga ad arco più vecchia d’Italia. L’idea che c’era dietro L’obiettivo originario di Malignani era fornire energia elettrica alla linea tramviaria che collegava Tarcento con Udine. Il progetto cambiò strada mentre era ancora in costruzione, la diga fu venduta al cascamificio di Bulfons, che all’epoca aveva una realtà industriale in forte crescita. Ancora oggi la manifattura continua la sua attività con la produzione di filato di seta di prima qualità destinato alle grandi realtà della moda italiana. Cent’anni e non sentirli La diga di Crosis è sopravvissuta a entrambe le Guerre Mondiali senza riportare alcun danno. Ancora più straordinaria è stata la sua resistenza al devastante terremoto del maggio 1976, che rase al suolo buona parte del Friuli. La diga era ancora lì, intatta. Oggi entrambe le centraline idroelettriche — quella di Crosis e quella di Vedronza, ristrutturata tra il 2018 e il 2020 — funzionano e garantiscono energia green.
Ciclovia FVG-3
Ciclovia FVG-3 AccessoTratto FVG-3 (C303) con passaggio a Tarcento; presenza di collegamenti ferroviari utili (stazioni: Gemona, Artegna, Tarcento, Tricesimo-San Pelagio, Cividale). DifficoltàModerata con pendenze lievi e dislivelli contenuti sul C303. Fondo/contestoAlternanza tra ciclabili dedicate e tratti su viabilità ordinaria; nel comune di Tarcento è presente un nuovo tratto dedicato di circa 4,5 km, con passaggi panoramici sulle colline. C’è un modo per attraversare il Friuli Venezia Giulia in sella a una bicicletta. È la FVG-3 Pedemontana e del Collio, ed è uno dei percorsi cicloturistici più belli del Nord Italia, tanto da essere stato premiato con l’Oscar italiano del cicloturismo nel 2024. Il percorso in numeri La ciclovia segue la linea immaginaria che delimita l’arco alpino regionale, coprendo una distanza totale di circa 180 km. Parte da Sacile, attraversata dal fiume Livenza, e termina a Gorizia–Nova Gorica, al confine con la Slovenia. Alpe Adria Bike Il percorso si svolge tra la pianura e le basse colline ai piedi dei monti, con falsipiani e brevi saliscendi ma senza pendenze accentuate. Quasi il 97% del tracciato è asfaltato, con solo qualche breve tratto di buon sterrato. È percorribile con bici da turismo dotate di cambio, gravel ed e-bike. Un viaggio tra sapori, storia e natura Tra i diversi itinerari ciclabili regionali, la FVG-3 è probabilmente il più “gourmand”. Nella fascia pedemontana friulana nascono ben 8 presidi Slow Food, oltre a prodotti caseari e salumi famosi nel mondo come il prosciutto di San Daniele e il formaggio Montasio. E poi c’è il vino: le zone DOC e DOCG del Collio, dei Colli Orientali del Friuli e delle Grave sono ben note agli intenditori di tutto il mondo. Furlan Cycling Lungo il tracciato si attraversano luoghi di grande valore storico e paesaggistico: Maniago, famosa nel mondo per la produzione di coltelli; Gemona del Friuli, borgo medievale; e Cividale del Friuli, sito UNESCO per l’arte longobarda. Per chi vuole aggiungere ulteriore sapore al viaggio, esiste anche la Variante dei Vigneti (FVG 3/d): una diramazione che scende a sud verso Cormons passando per Dolegna del Collio e Corno di Rosazzo, e a nord arriva fino a Tarcento via Attimis e Nimis. Alpe Adria Bike Nel tratto udinese, la ciclovia raggiunge Tarcento, e qui il paesaggio cambia carattere. Le colline si avvicinano, il torrente Torre accompagna il pedalare, e il ritmo della campagna friulana si fa sentire. A Tarcento è stata realizzata una nuova pista ciclabile in sede propria — uno dei tratti più belli dell’intero percorso — che permette di evitare il traffico del centro cittadino e conduce fino a Magnano in Riviera e poi ad Artegna.
Area camper
Area camper Tarcento Via Sottocolleverzan.L’area dispone di collegamenti idrici ed elettrici. Per la fornitura di energia elettrica è necessario dotarsi di apposita chiavetta ricaricabile. La chiavetta è reperibile al Bar Commercio in piazza Libertà 9 a Tarcento tel. 0432 793082 L’area camper di Tarcento è una struttura attrezzata, curata e pensata per far sentire ogni viaggiatore davvero benvenuto. Gli spazi sono ampi e confortevoli, adatti a camper di ogni dimensione. I servizi essenziali sono tutti presenti: carico e scarico acque, corrente elettrica, e parcheggio ordinato con piazzole ben delimitate. L’area è pulita, sicura e facilmente accessibile anche per chi arriva per la prima volta. Il contesto è tranquillo ma non isolato: ci si trova a pochi passi dalla vita del paese, con la possibilità di muoversi a piedi senza dipendere dal mezzo. È un luogo pensato per chi vuole una sosta dignitosa e senza sorprese — che si tratti di una notte sola o di qualche giorno in più.
Sala Margherita
Sala Margherita LocalitàSala Margherita, viale Olinto Marinelli, Tarcento (UD). AccessoDal centro (piazza Libertà / piazza Roma) si imbocca viale Marinelli; l’ingresso della sala si affaccia direttamente sul viale. Parcheggi nelle piazze adiacenti e lungo le vie vicine. Firma d’AutoreProgettata da Gino Valle, protagonista dell’architettura moderna friulana. Cosa puoi fareVersatilità 3 in 1, un unico spazio che si trasforma da Teatro a Cinema, fino a Sala Conferenze istituzionale. Acustica d’eccellenza: Studiata appositamente per ospitare il Margherita Music Club e concerti di musica da camera e jazz. Informazioni su orari, biglietti e calendario sui canali del Comune di Tarcento e degli organizzatori. Lungo viale Olinto Marinelli, la Sala Margherita è il salotto culturale della città: qui scorrono cinema, teatro, musica dal vivo, incontri e festival che da decenni fanno da colonna sonora alla vita del paese. La sala nasce negli anni Cinquanta come cinema–teatro Margherita, su progetto dell’architetto Gino Valle, una delle figure chiave dell’architettura moderna friulana. Diventa presto uno dei principali luoghi di spettacolo del territorio: proiezioni, compagnie teatrali, concerti, serate danzanti, rassegne. Tra anni Sessanta e Ottanta la programmazione è fittissima e la sala è un punto di riferimento per Tarcento e per i comuni vicini. Nel 2014 parte un importante intervento di recupero statico e funzionale: nuova struttura, impianti aggiornati, sedute e dotazioni tecniche contemporanee. Nel 2020 la rinnovata sala polifunzionale torna a pieno regime con rassegne teatrali, musica, cinema e incontri culturali. Architettura e spazi La Sala Margherita è un edificio degli anni Cinquanta dal linguaggio moderno, impostato su volumi compatti affacciati su viale Marinelli: Murature in pietra locale di forte spessore Corpi aggettanti in cemento che marcano l’ingresso e i fronti Serramenti e partizioni semplici, in linea con il gusto razionalista del dopoguerra. All’interno una grande sala rettangolare ospita platea e palcoscenico, con cabina di proiezione, graticci, impianti audio-luci aggiornati e una dotazione tecnica pensata per cinema, teatro e musica. La capienza è di circa 300 posti, configurabile in base al tipo di evento. Vita culturale Oggi la Sala Margherita è la casa di rassegne teatrali e stagioni di prosa, concerti, festival e musica dal vivo, proiezioni cinematografiche e incontri con autori, conferenze, presentazioni, eventi pubblici. È uno degli snodi del calendario culturale tarcentino, spesso in rete con associazioni locali, scuole, festival e iniziative del Comune.
Arborio Pascul
Arboreto Pascul LocalitàLocalità Pradandons AccessoRaggiungibile in auto dalla conca di Tarcento seguendo le indicazioni per Pascul / vivai forestali regionali. Possibilità di sosta nei pressi dell’ingresso. Cosa puoi fareArboreto didattico con circa 2.000 alberi di oltre 70 specie. Sentieri facili, percorsi educativi, labirinto di carpino bianco. Utilizzato per educazione ambientale, visite scolastiche, stage e attività di riforestazione legate ai vivai regionali. Un bosco didattico tra conifere esotiche e alberi di casa L’Arboreto Pascul si trova in località Pradandons, sulle alture di Tarcento. È un bosco “costruito” con pazienza dal 1953, laboratorio a cielo aperto per sperimentare, riconoscere e far conoscere gli alberi: conifere esotiche, specie autoctone, parcelle ordinate e sentieri facili da percorrere. Oggi ospita circa 2.000 esemplari di oltre 70 specie tra conifere e latifoglie, sia del Friuli sia provenienti da altri continenti, organizzate in settori tematici che si leggono camminando. Storia 1953 – Nasce come area sperimentale per la coltivazione di conifere esotiche, voluta dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Il bosco viene impiantato e gestito come vivaio e campo prova. 1974 – L’area assume una vera e propria funzione didattica: le collezioni si ampliano con specie autoctone e alberi provenienti da altri continenti, pensati per il riconoscimento e lo studio. 1980–2000 – La raccolta si arricchisce fino a circa 2.000 esemplari di oltre 70 specie; l’arboreto entra nella rete dei giardini botanici e dei vivai forestali regionali. Oggi – Il vivaio Pascul produce piantine di specie autoctone certificate, utilizzate per progetti di riforestazione e per la legge “Un albero per ogni neonato”. L’arboreto, con il suo piccolo bosco certificato PEFC, è uno spazio stabile per educazione ambientale, stage, visite guidate e attività con le scuole. Come è fatto l’Arboreto L’Arboreto Pascul è una area boschiva progettata, non un bosco spontaneo. La Regione Friuli Venezia Giulia l’ha realizzato e lo cura nel tempo, costruendo: Parcelle ordinate dove le specie sono raggruppate per provenienza o tipologia: Uuna rete di sentieri che attraversa le diverse zone, con pendenze moderate e tratti adatti anche a chi non è escursionista. Spazi aperti e piccole radure che permettono di osservare le chiome e confrontare da vicino forme, cortecce, aghi e foglie. Si passa da conifere nordamericane ad abeti europei, da latifoglie locali (faggi, querce, aceri, carpini…) ad essenze meno comuni piantate a scopo sperimentale. Curiosità L’Arboreto Pascul è inserito nei registri internazionali dei giardini botanici con il codice PTFV. Lungo i sentieri didattici è presente un labirinto di carpino bianco, pensato per attività con le scuole e giochi in natura. Molte piantine messe a dimora in Friuli Venezia Giulia per progetti di riforestazione e per la legge “Un albero per ogni neonato” provengono proprio dai vivai forestali regionali di Tarcento (Pascul) e Maniago. Per le scuole, l’arboreto è una classe all’aperto: percorsi guidati, riconoscimento delle specie, laboratori su foreste, clima e gestione sostenibile. Per chi visita liberamente, è un posto perfetto per una passeggiata lenta tra alberi “di casa” e ospiti arrivati da lontano. Per visite guidate, attività didattiche, stage e aperture organizzate conviene fare riferimento alla Regione Friuli Venezia Giulia – vivai forestali regionali o ai canali informativi del Comune di Tarcento.
Parco Renzo Vivanda
Parco Vivanda Renzo VivandaUn calciatore caduto al fronte Renzo Vivanda, figlio di Angelo e Giulia Bonanni era nato nel 1915 ed era il secondo di due fratelli. Come il fratello Ugo, di tre anni più vecchio, aveva una forte passione per lo studio. Appena diplomatosi si iscrisse all’università di Trieste alla facoltà di scienze commerciali. Appassionato calciatore difese i colori della Tarcentina, nel ruolo di terzino, per tre stagioni a partire dal campionato 1933/34 divenendone anche il capitano. Successivamente giocò anche con il Tricesimo sino alla chiamata alle armi. Anche da militare “non abbandonò la sua società e lo sport preferito se non quando il suo battaglione dovette allontanarsi per servizio di sorveglianza prima e per combattere in Albania poi”. Frequentò la scuola allievi ufficiali a Bassano e diventò sottotenente prestando servizio dapprima a Tolmino e poi, dal 1939, in Albania con la Divisione Julia dove fu quasi subito promosso al grado di tenente. Il 24 dicembre 1940 trovò la morte sul fronte greco-albanese per ferite multiple alla testa e all’addome. Dapprima sepolto sulla cima del monte Chiarista, ove cadde, fu successivamente traslato, nel 1963, a Tarcento. “Eravamo noi i padroni della strada, instancabili, rumorosi e pimpanti, fino a quando non arrivava la guardia comunale, in bicicletta, che generava il fuggi fuggi immediato: anche noi avevamo le nostre spie. Dalla strada allo stadio il passo è stato breve, scontato e quasi inevitabile. Anche per me. Nel cuore di Tarcento, a pochi passi dal centro, sorgeva lo stadio “Renzo Vivanda”, quello dei grandi, quello dell’U.S. Tarcentina Calcio, del tifo, locale, della domenica pomeriggio ore 14.30: orario fisso da settembre a maggio in tutta Italia, altro che anticipi e posticipi. Chi, come me, l’ha calpestato per più di un decennio, ne conserva un ricordo indelebile, se lo porta dentro, in un intreccio di gioie e delusioni, di amicizie e rivalità, di sogni, passione e qualche slogatura”. Tarcento il 18 giugno 1948. Centrocampista di talento e trequartista Oltre all’Inter, ha vestito le maglie di Hellas Verona, Palermo (dove è diventato una bandiera con oltre 150 presenze), Bologna e Sambenedettese. Il soprannome “13”: È ricordato per essere stato uno dei primi giocatori a segnare in Serie A subentrando dalla panchina (con la maglia numero 13 del Verona nel 1968), in un’epoca in cui le sostituzioni erano appena state introdotte. Soprannominato l’”architetto” per la sua visione di gioco, e perché si laureò realmente in architettura durante la carriera agonistica, esercitando poi la professione tra Udine e Gorizia dopo il ritiro. Fondazione della A.S.M. Tarcentina Nuova Società Sportiva Per merito ed iniziativa di alcuni giovani si è costituita anche qui una Associazione Sportiva. A formare il Consiglio Direttivo vennero chiamato i signori: arch. Del Fabro, perito tecnico Antonio Grasselli, geom. Armellini, Quinziano Mosca, Pietro Percos e Vinicio Fachini. Segretario venne nominato Carlo Ceschia e cassiere Valentino Cossio. Siamo certi che queste persone, già note, per le loro iniziative non mancheranno di svolgere la piena attività in questo campo. Ci auguriamo che tutti indistintamente i cittadini di Tarcento vorranno aiutare e fiancheggiare questa simpatica istituzione così da assicurare la missione per cui essa è sorta; l’elevazione morale e fisica dei giovani.” Da la Patria del Friuli di sabato 27 ottobre 1923 Per alcuni dei fondatori siamo riusciti a conoscere l’attività svolta in seno alla comunità di allora: Grasselli, fiduciario del Cascamificio di Bulfons, Pietro Percos proprietario, di un negozio di biciclette, Quinziano Mosca, negoziante di ferramenta, Vinicio Fachini, la cui famiglia gestiva l’albergo Marconi a Tarcento, e Carlo Ceschia, noto impresario edile. Dai giornali dell’epoca scopriamo successivamente il nome completo della società e cioè Associazione Sportiva Mandamentale Tarcentina (A.S.M.T.), veniamo a conoscere anche il nome del primo presidente il signor Antonio Grasselli. Dalla data di pubblicazione della notizia deduciamo la data di fondazione: domenica 21 ottobre 1923. La prima attività è stata l’organizzazione dei grandi festeggiamenti dell’11 novembre dello stesso anno. Denso il programma di quella giornata svoltosi interamente anche se il maltempo della mattinata aveva spaventato gli organizzatori: corsa ciclistica, sul percorso Tarcento-Pontebba e ritorno, denominata “Coppa della Vittoria” riservata ai migliori ciclisti friulani; corsa podistica su di un circuito cittadino, ballo popolare al Teatro sociale con l’orchestra di Rambaldo Marcotti. L’amministrazione aveva affidato alla Tarcentina la gestione del Teatro sociale che divenne anche sede della associazione stessa. Gli esercenti hanno contribuito alla manifestazione partecipando alla Mostra delle vetrine successivamente premiate dal Commissario Regio del Comune rag. Gino Mosca. Diverse sono state le manifestazioni organizzate al fine di raccogliere fondi “Pro Campo Sportivo”. Campo sportivo che vide la luce solo nel 1926. Per inquadrare il momento calcistico nazionale elenchiamo le squadre partecipanti al massimo campionato suddivise in due gironi. Girone A: Alessandria, Brescia, Casale, Genoa, Inter, Juventus, Livorno, Modena, Novara, Padova, Sampierdarenese e Virtus Bologna. Girone B: Andrea Doria, Bologna, Cremonese, Legnano, Milan, Novese, Pisa, Pro Vercelli, Spal, Spezia, Torino e Verona. Antonio Grasselli, il primo presidente della Associazione Sportiva Mandamentale Tarcentina. Vediamo ora di scoprire chi è stato il primo presidente della Tarcentina calcio, Antonio Grasselli. Bergamasco, nato a Bariano nel 1893, sin da giovane dimostrò tenacia e voglia di lavorare che lo facilitarono successivamente nel suo inserimento nel tessuto friulano. Con entusiasmo nel 1922 accettò la proposta formulatagli della Filatura Cascami Seta 1872 di Milano che gli affidava la conduzione, quale fiduciario, dello stabilimento di Bulfons. “Conosceva le nostre zone, perché durante il Primo conflitto aveva avuto occasione di vederle come maggiore di fanteria, durante gli avvicendamenti per i combattimenti a Caporetto e sul Natisone. Era stato un eroe di guerra con medaglia d’argento al valore e croce al merito …”. I gravi danni subiti dal cascamificio a causa del primo conflitto mondiale, richiedevano una dirigenza capace e affidabile e “Antonio era l’uomo giusto: brillante, decisionista e dal fare magnetico!” Antonio, appassionato di calcio che aveva già praticato nel bergamasco, si inserì subito nella comunità tarcentina e con alcuni giovani costituì l’Associazione Sportiva Mandamentale Tarcentina (A.S.M.T.). Il primo Consiglio Direttivo fu costituito da: arch. Del Fabro, perito tecnico Antonio Grasselli, geom. Armellini,